Giuditta e Oloferne di Caravaggio: storia, significato e dove si trova

Giuditta e Oloferne di Caravaggio: storia, significato e dove si trova

Roberto Zampieri

Stampa d'arte su carta di Amalfi

Giuditta e Oloferne di Caravaggio

  • Stampato su carta di Amalfi fatta a mano, con i bordi sfrangiati
  • Cornice in legno di faggio fatta a mano
  • Foglio da 29 x 42 cm, 31 x 44 cm con la cornice
  • Certificato di autenticità firmato dall'artigiano

195 €

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Giuditta e Oloferne su carta di Amalfi con cornice in faggio
Giuditta e Oloferne su carta di Amalfi, con cornice in legno di faggio
Giuditta e Oloferne appeso sopra un divano Chesterfield in un salotto verde
Appeso in salotto: 31 x 44 cm con la cornice
Dettaglio della cornice in faggio con il bordo della carta di Amalfi
La cornice in faggio e il bordo sfrangiato della carta di Amalfi
Certificato di autenticità su carta di Amalfi con sigillo in ceralacca
Il certificato di autenticità, anch'esso su carta di Amalfi

Giuditta e Oloferne è il dipinto a olio su tela di Caravaggio che mostra l'eroina biblica Giuditta mentre taglia la testa al generale assiro Oloferne, sotto gli occhi della vecchia serva Abra. Fu dipinto a Roma intorno al 1599 per il banchiere Ottavio Costa, misura 145 x 195 cm e si trova a Roma, a Palazzo Barberini, nelle Gallerie Nazionali d'Arte Antica.

In questa pagina trovi la storia biblica, cosa rappresenta il quadro e chi sono i tre personaggi, il suo significato, i segreti emersi dalle radiografie e dagli archivi, il confronto con la Giuditta di Artemisia Gentileschi e dove vederlo. Al centro c'è la scena come la dipinse Caravaggio: quella che abbiamo stampato su carta di Amalfi.

La storia di Giuditta e Oloferne

La storia viene dal Libro di Giuditta, uno dei libri dell'Antico Testamento accolti dalla Bibbia cattolica. Il re Nabucodonosor manda il suo generale Oloferne a sottomettere i popoli d'Occidente. L'esercito assiro assedia la città ebraica di Betulia e le taglia l'acqua: gli abitanti sono pronti ad arrendersi.

A salvarli è Giuditta, una giovane vedova ricca, bella e molto religiosa. Si veste con i suoi abiti più belli e, con la sua serva, si presenta all'accampamento nemico fingendo di tradire il suo popolo. Oloferne ne resta affascinato e la invita a un banchetto. A fine serata il generale, ubriaco, si addormenta nella sua tenda: Giuditta prende la sua stessa spada e gli taglia la testa con due colpi. La serva la mette in una bisaccia, le due donne tornano a Betulia e gli Assiri, senza più il loro capo, fuggono.

Perché Giuditta taglia la testa a Oloferne? Per salvare il suo popolo: è una donna sola e disarmata che sconfigge un esercito con il coraggio e l'astuzia. Per questo, nei secoli, è diventata il simbolo della virtù che vince la tirannia.

Cosa rappresenta il dipinto di Caravaggio

Giuditta e Oloferne di Caravaggio, il dipinto intero con Giuditta, Oloferne e la serva Abra

Caravaggio, Giuditta e Oloferne, 1599 circa, olio su tela, 145 x 195 cm. Roma, Gallerie Nazionali d'Arte Antica, Palazzo Barberini

Prima di Caravaggio, Giuditta si dipingeva quasi sempre dopo l'omicidio: una bella donna calma con la testa del nemico in mano. Caravaggio sceglie l'istante più terribile, mentre la lama sta tagliando. La spada è a metà del collo, il sangue esce a fiotti, Oloferne ha gli occhi rovesciati e la bocca aperta in un ultimo grido, i muscoli ancora tesi.

La scena è costruita con pochissimi elementi: tre figure e un grande drappo rosso in alto, come il sipario di un teatro. La luce arriva da sinistra, dall'alto, e illumina Giuditta per intero, mentre il fondo resta nero. È il primo vero "quadro di storia" di Caravaggio e uno dei primi in cui usa i contrasti violenti di luce e ombra che lo renderanno famoso.

I personaggi: Giuditta, Oloferne e la serva Abra

Giuditta

Il volto di Giuditta nel dipinto di Caravaggio, con la fronte aggrottata

Il volto di Giuditta, con la fronte aggrottata

È una ragazza giovanissima, con una camicia bianca e un corpetto, gli orecchini di perla e i capelli raccolti. Non è una furia: tiene il braccio teso, il busto all'indietro come per allontanarsi dal sangue, e sulla fronte ha una ruga di disgusto e di concentrazione. Compie il gesto perché deve, non perché lo desidera. Per la modella si fanno due nomi: la cortigiana Fillide Melandroni, che posò per altri quadri di Caravaggio, o, secondo studi più recenti, Maddalena Antognetti.

Ritratto di cortigiana di Caravaggio, ritenuto un ritratto di Fillide Melandroni

Caravaggio, Ritratto di cortigiana, ritenuto un ritratto di Fillide Melandroni (già a Berlino, distrutto nel 1945)

Oloferne

Il generale è sorpreso nel sonno, nudo sul letto, con un braccio che cerca ancora di sollevarsi. Il suo urlo è uno dei volti più impressionanti di tutta la pittura del Seicento: Caravaggio fissa l'attimo in cui la vita se ne va. Alcuni studiosi vi hanno riconosciuto un autoritratto del pittore, ma è soltanto un'ipotesi.

La serva Abra

Il volto della vecchia serva Abra nel dipinto di Caravaggio

La serva Abra

Nella Bibbia la serva è giovane. Caravaggio la trasforma in una vecchia dal volto pieno di rughe, con gli occhi sbarrati, che stringe il panno in cui metterà la testa. Accanto alla pelle liscia di Giuditta diventa il suo opposto: giovinezza e vecchiaia, bellezza e bruttezza, esitazione e avidità. È lei che dà voce all'orrore di chi guarda.

Il significato di Giuditta e Oloferne di Caravaggio

Il museo lo descrive come un "teatro dei contrari": buio e luce, vecchiaia e giovinezza, vita e morte, forza e fragilità. Giuditta è il bene che vince il male, il debole che sconfigge il potente: nella Roma della Controriforma era anche un'immagine della Chiesa che trionfa sui suoi nemici.

Ma Caravaggio aggiunge qualcosa che prima non c'era: la verità del gesto. L'eroina ha paura, il sangue è vero, la morte è fisica. Non c'è niente di decorativo: lo spettatore è costretto a guardare un omicidio da vicino, come se fosse nella tenda. Per questo il quadro, ancora oggi, colpisce chi lo vede dal vivo.

Tre segreti del dipinto

Il seno coperto. Le radiografie hanno mostrato che, in una prima versione, Giuditta aveva il seno scoperto. Caravaggio lo coprì poi con la camicia bianca, che però lascia ancora intravedere le forme, quasi in trasparenza.

Beatrice Cenci. L'11 settembre 1599, a Roma, la giovane nobile Beatrice Cenci fu decapitata a Ponte Sant'Angelo per aver ucciso il padre violento, davanti a una folla immensa. Secondo un'ipotesi molto diffusa Caravaggio era presente, e quella esecuzione avrebbe ispirato la crudezza del quadro. Non ci sono prove, ma le date coincidono.

Il quadro perduto e ritrovato. Ottavio Costa amava così tanto il dipinto che nel suo testamento ordinò agli eredi di non venderlo mai. Poi se ne persero le tracce per secoli. Riemerse solo intorno al 1950 in una collezione privata: il restauratore Pico Cellini lo segnalò al grande studioso Roberto Longhi, e nel 1951 fu esposto alla celebre mostra di Caravaggio a Milano. Lo Stato italiano lo acquistò nel 1971.

Sulla data, i documenti non sono del tutto d'accordo: il museo indica il 1599 circa, mentre una ricevuta di pagamento del 1602 ha fatto pensare ad alcuni studiosi a qualche anno più tardi.

Caravaggio e Artemisia Gentileschi: le due Giuditte a confronto

Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi, Museo di Capodimonte a Napoli

Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1612-1613 circa. Napoli, Museo di Capodimonte

Il quadro di Caravaggio ebbe un'enorme influenza a Roma, e la risposta più famosa è quella di Artemisia Gentileschi, figlia del pittore Orazio, amico di Caravaggio. Artemisia dipinse la stessa scena più volte: le versioni più celebri sono quella del Museo di Capodimonte a Napoli (1612-1613 circa) e quella degli Uffizi a Firenze (intorno al 1620).

Le differenze sono nette. In Caravaggio Giuditta è esile e tiene la vittima a distanza, la serva guarda in disparte. In Artemisia le due donne lavorano insieme: la serva, giovane e robusta, tiene fermo Oloferne, mentre Giuditta gli preme la testa sul letto e affonda la spada con tutta la forza delle braccia. Il sangue schizza sulle lenzuola. Molti critici hanno letto in questa violenza anche la storia personale della pittrice, che nel 1612 aveva affrontato il processo contro Agostino Tassi, il pittore che l'aveva violentata.

Il soggetto è stato dipinto anche da molti altri artisti, da Donatello a Klimt: della sua Giuditta più famosa abbiamo parlato in Giuditta II di Gustav Klimt.

Giuditta e Oloferne su carta di Amalfi, da appendere in casa

La stampa di Giuditta e Oloferne su carta di Amalfi appesa sopra un divano Chesterfield

Caravaggio non è un pittore da guardare di sfuggita. Il buio intorno alle figure, il drappo rosso, la luce che taglia la scena come la spada di Giuditta: sono quadri che cambiano un ambiente. Appesa in casa, questa Giuditta è un pezzo di Roma barocca, e una conversazione assicurata con chiunque entri.

Abbiamo stampato il dipinto intero su un foglio di carta di Amalfi fatta a mano, la più antica carta d'Italia: il nero profondo dello sfondo e il rosso del drappo restano pieni, mentre intorno all'immagine resta il margine con i bordi sfrangiati della lavorazione. Il foglio misura 29 x 42 cm ed è montato in una cornice di faggio fatta a mano: 31 x 44 cm in tutto. Ogni stampa è accompagnata da un certificato di autenticità, anch'esso su carta di Amalfi, firmato dall'artigiano che l'ha stampata.

Giuditta e Oloferne su carta di Amalfi con cornice in faggio

Porta la luce di Caravaggio sulla tua parete

Giuditta e Oloferne stampato su carta di Amalfi fatta a mano e montato in una cornice di faggio fatta a mano. 31 x 44 cm con la cornice, con certificato di autenticità.

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Perché non è un poster

Un Caravaggio stampato male perde tutto: il nero diventa grigio, il rosso diventa marrone. Noi abbiamo scelto la carta più antica d'Italia.

Carta di Amalfi fatta a mano con i bordi sfrangiati

Carta di Amalfi. Fatta di sole fibre di cotone, spessa e morbida al tatto, con i bordi sfrangiati della lavorazione a mano.

Dettaglio della cornice in legno di faggio montata a mano

Cornice artigianale. In legno di faggio, tagliata e montata a mano dai nostri artigiani, sobria per lasciare la scena alla luce di Caravaggio.

Marchio Trizio Editore impresso a secco sulla carta di Amalfi

Marchio impresso. Ogni stampa porta il marchio Trizio Editore impresso a secco nella carta di Amalfi.

Dove si trova Giuditta e Oloferne di Caravaggio

Il dipinto si trova a Roma, nelle Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Palazzo Barberini, in via delle Quattro Fontane, a pochi passi da piazza Barberini e dalla fermata Barberini della metropolitana A. Nello stesso museo ci sono altre opere di Caravaggio e capolavori come la Fornarina di Raffaello. Il quadro viene a volte prestato per grandi mostre: prima di partire conviene controllare sul sito del museo che sia esposto.

Se ami Caravaggio, nel nostro blog trovi anche l'analisi de I bari, un altro suo quadro romano. E se vuoi questa Giuditta sempre sotto gli occhi, c'è la nostra stampa di Giuditta e Oloferne su carta di Amalfi.

Dove appenderla, e a chi regalarla

In soggiorno, sopra un divano o una consolle, dove il buio e il rosso del quadro danno carattere alla parete. Nello studio o in libreria, accanto ai libri d'arte. Nello studio di un avvocato o di un magistrato, dove la storia di una donna che sconfigge un tiranno ha un significato preciso. E come regalo per chi ama Caravaggio, Roma e l'arte barocca, o per una donna che ammiri per il suo coraggio.

Domande frequenti

Qual è la storia di Giuditta e Oloferne?

Nel Libro di Giuditta, la giovane vedova Giuditta salva la città di Betulia, assediata dagli Assiri: entra nell'accampamento nemico, seduce il generale Oloferne e, quando lui si addormenta ubriaco, gli taglia la testa con la sua stessa spada.

Perché Giuditta taglia la testa a Oloferne?

Per salvare il suo popolo dall'assedio: senza il loro generale, gli Assiri fuggono. Giuditta è diventata così il simbolo della virtù e del coraggio che vincono la tirannia.

Dove si trova la Giuditta di Caravaggio?

A Roma, nelle Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Palazzo Barberini, in via delle Quattro Fontane.

Quando è stato dipinto e quanto è grande?

Intorno al 1599 secondo il museo (alcuni studiosi propongono il 1602). È un olio su tela di 145 x 195 cm.

Qual è il significato del dipinto?

È un "teatro dei contrari": luce e buio, giovinezza e vecchiaia, vita e morte. Giuditta è il bene che vince il male, e Caravaggio lo racconta con una verità mai vista prima, mostrando l'istante esatto dell'uccisione.

Che differenza c'è con la Giuditta di Artemisia Gentileschi?

In Caravaggio Giuditta è esile e tiene la vittima a distanza; in Artemisia (Napoli e Uffizi) le due donne lavorano insieme e Giuditta affonda la spada con tutta la sua forza, in una scena ancora più violenta.

Quanto è grande la stampa?

Il foglio di carta di Amalfi misura 29 x 42 cm; con la cornice la stampa misura 31 x 44 cm.

La cornice è inclusa nel prezzo?

Sì: i 195 € comprendono la stampa su carta di Amalfi, la cornice in legno di faggio fatta a mano e il certificato di autenticità. La stampa arriva pronta da appendere.

Come viene spedita?

Con corriere espresso: la spedizione è tracciata e assicurata e la stampa viaggia in un imballaggio rinforzato. Quando parte ricevi via email il codice per seguire il pacco fino alla consegna.

Posso averla in un formato diverso o con un'altra cornice?

Sì, scrivici su WhatsApp al +39 352 049 2129 o a info@trizioeditore.it e valutiamo insieme misura e cornice.

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Roma · 1599 circa

Giuditta e Oloferne di Caravaggio

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