Il falso d'Arte al tempo di Instagram: da Toulouse-Lautrec al processo digitale

Il falso d'Arte al tempo di Instagram: da Toulouse-Lautrec al processo digitale

Eleonora Antonini

Il mercato dell'arte sta attraversando una fase di profonda trasformazione e se in passato la compravendita di opere d'arte era un'attività riservata ad una ristretta cerchia di esperti, galleristi e collezionisti che si incontravano fisicamente in luoghi appositi, oggi il digitale ha abbattuto ogni barriera portando benefici in termini di visibilità per gli artisti ma ha anche aperto la porta a nuove tipologie di illeciti.

Il problema non è solo la creazione di un oggetto falso (il dipinto) ma la costruzione di un intero contesto falso attorno ad esso: la fiducia, che è il motore del mercato dell'arte, viene oggi manipolata attraverso strumenti tecnologici che rendono difficile distinguere la realtà dalla finzione.

I due casi che seguono illustrano chiaramente questa evoluzione e la diversità delle problematiche attuali, mostrando come la frode possa colpire sia il mercato dell'arte antica e moderna sia quello dell'arte contemporanea.

Tradizionalmente, la falsificazione di un'opera d'arte comportava un meticoloso lavoro di copia, l'utilizzo di materiali e pigmenti compatibili con l'epoca dell'artista e, talvolta, la creazione di una falsa provenienza (la storia di proprietà dell'opera). 

Un caso emblematico di frode "tradizionale" amplificata da mezzi moderni riguarda il tentativo di vendita di un presunto dipinto di Henri de Toulouse-Lautrec, "La Modista” del 1900. 

Nell'arte, l'expertise è il documento con cui un esperto riconosciuto dichiara che un'opera è autentica ed in questo caso, il venditore ha allegato un documento falso attribuito a Federico Zeri, uno dei più grandi conoscitori d'arte del XX secolo che collaborò strettamente con importanti istituzioni internazionali, in particolare per la catalogazione di collezioni italiane negli Stati Uniti per il Metropolitan Museum of Art di New York e la Walters Art Gallery di Baltimora.

Perché usare il nome di Zeri? Perché la sua autorità è tale che, anche dopo la sua scomparsa nel 1998, il suo parere rimane un "marchio di garanzia" per il mercato.

La vicenda, gestita da un cinquantaduenne che aveva messo in vendita il quadro su un sito non specializzato, è giunta nelle aule del Tribunale di Cagliari.

Il tentativo di frode si basava quindi su due elementi: un dipinto spacciato per un originale di Toulouse-Lautrec con una stima di circa 100.000 euro e l'autenticazione fittizia per dare credibilità alla vendita, allegando un documento di autenticità non originale.

L'aspetto più critico di questa vicenda risiede nell'attribuzione fraudolenta di tale certificazione e l'utilizzo del nome di un esperto di tale calibro, noto per il suo rigore filologico e la sua profonda conoscenza della storia dell'arte.

Il venditore mirava a superare la necessaria verifica fisica e documentale appellandosi ad un'autorità riconosciuta,
 nonostante la palese incongruenza di vendere un'opera di tale valore su un comune sito di annunci online.

Mentre il caso di Cagliari riguarda un oggetto falso, il fenomeno dei profili Instagram come Pier Paolo Lonati o Beatrice Rinaldi riguarda il concetto di "identità falsa": per circa due anni, un gruppo di persone (o un singolo individuo, le indagini hanno esplorato varie piste) ha creato profili social estremamente curati. 

Ma questi profili non vendevano nulla: fingevano di comprare e la loro strategia non era quella di falsificare l'opera d'arte fisica, ma l'identità dell'acquirente e conseguentemente l'intero contesto di mercato.

Questi account postavano foto di interni lussuosi, opere d'arte (spesso immagini prese dal web o modificate) e partecipavano virtualmente a dibattiti su mostre e correnti artistiche con risultati sorprendenti: galleristi di fama internazionale e curatori hanno iniziato a seguire questi profili, a interagire con loro e a considerarli influenti.

Questo accade per un fenomeno psicologico chiamato "riprova sociale": se vedo che una persona è seguita da esperti che stimo, tendo a fidarmi di quella persona senza fare verifiche. 

In questo scenario,
 il danno non è stato necessariamente economico e diretto ma ha colpito la credibilità del sistema: se un professionista del settore non è in grado di distinguere un collezionista reale da un profilo creato a tavolino, l'intero processo di selezione e validazione dell'arte contemporanea entra in crisi.

In passato tra l'artista e l'acquirente c'erano dei "filtri" come il gallerista, il critico ed il perito: ognuno di questi soggetti aveva la responsabilità di verificare ciò che passava tra le sue mani, ma oggi la comunicazione diretta sui social media tende ad eliminare questi intermediari.

Fortunatamente il digitale è un'arma a doppio taglio che se da un lato facilita la truffa - creazione di documenti falsi con software di grafica e furto di identità -, dall'altro offre strumenti di difesa senza precedenti come la ricerca per immagini che permette di capire se la foto di un quadro è stata rubata da un catalogo d'asta o da un museo, il Blockchain che crea un "passaporto digitale" unico e non falsificabile per l'opera d'arte, tracciandone ogni passaggio di proprietà ed infine le banche dati delle opere rubate, come i database delle forze dell'ordine che sono consultabili per verificare la provenienza dei beni.

La legge tutela infatti il patrimonio culturale con severità ma oltre alla legge serve la figura dell'esperto: un critico d'arte non è solo qualcuno che "decide cosa è bello" ma un tecnico che conosce la storia della tecnica pittorica, la provenienza dei materiali e la biografia degli artisti. 

Henri Marie Raymond de Toulouse-Lautrec-Monfa (1864 – 1901) è stato un pittore, incisore ed illustratore francese oltre che una delle figure più riconoscibili e influenti del movimento post-impressionista.
Il periodo di realizzazione dell'opera si colloca alla fine della breve carriera dell'artista e s
ebbene la sua produzione artistica rimase vigorosa, con una predilezione per disegni e scene più immediate (spesso su cartone), la sua salute peggiorò rapidamente. 

Appartiene al suo periodo finale, caratterizzato da un'ulteriore sintesi della forma e un'attenzione crescente al ritratto intimo e all'espressione psicologica ed è un esempio di come Lautrec abbia saputo bilanciare i ritratti della vita spettacolare con quelli della vita borghese o lavorativa, sempre con un occhio acuto e profondamente umano.

L'opera originale è conservata al museo Toulouse-Lautrec di Albì.

Non basta quindi che un quadro "sembri" di un autore, bisogna ricostruire la sua storia dal momento in cui è uscito dallo studio dell'artista ad oggi e se mancano i passaggi intermedi (vendite, mostre, passaggi ereditari), il rischio di trovarsi di fronte a un falso è altissimo. 

I truffatori digitali infatti spesso inventano storie di "ritrovamenti in soffitta" o "eredità di vecchi zii" per giustificare la mancanza di documentazione storica.

Nell'arte contemporanea, la situazione è ancora più complessa e se un artista è vivente, lui stesso è il garante dell'opera: quando l'arte diventa concettuale o basata su materiali deperibili, invece, il certificato di autenticità diventa l'opera stessa e se il certificato viene digitalizzato e falsificato l'opera perde ogni valore. 

Questo spiega perché la banda dei falsi collezionisti di Instagram si sia mossa proprio in questo settore: è dove il valore è più legato alla narrazione e meno alla fisicità dell'oggetto.

Le vicende citate non devono portare alla chiusura del mercato digitale ma ad una maggiore consapevolezza: il collezionista moderno deve comportarsi come un investigatore mentre la tecnologia non deve essere usata per sostituire l'occhio umano, ma per potenziarlo.

La fiducia non può essere concessa sulla base di un "like" o di un profilo Instagram ben curato e solo attraverso l'unione tra la sensibilità dell'esperto e la precisione degli strumenti tecnologici sarà possibile arginare il fenomeno della contraffazione e del falso d'identità.

I casi del falso Toulouse-Lautrec e dei profili social fittizi sono campanelli d'allarme che ci dicono che nell'era dell'abbondanza di informazioni, la risorsa più scarsa e preziosa rimane la verità documentata.

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