Kandinsky e l'Italia: la mostra al MA*GA tra luce e astrattismo
Letizia De RosaShare
Al Museo MA*GA di Gallarate una grande mostra racconta il profondo rapporto tra Wassily Kandinsky e l'Italia, spiegando come il suo modo di fare arte ha trasformato per sempre il linguaggio artistico del Novecento.
Una mostra che chiarisce un equivoco
Quando si parla di Kandinsky, molti pensano subito a cerchi colorati, linee spezzate e forme che sembrano non rappresentare nulla di concreto. L'astrazione, intesa non come esercizio teorico, ma come nuovo linguaggio capace di esprimere emozioni attraverso colore e forma, viene spesso vista come qualcosa di difficile, distante o riservato a pochi. La mostra "Kandinsky e l'Italia", ospitata al Museo MA*GA fino al 12 aprile 2026, nasce proprio per sciogliere questo equivoco.
L'esposizione non si limita a presentare opere importanti, ma racconta una storia precisa: come Kandinsky abbia influenzato in modo diretto e duraturo l'arte italiana, cambiando il modo di pensare il colore, la forma e il senso stesso della pittura. Non è un racconto astratto, ma concreto, fatto di incontri, mostre, libri e idee che hanno lasciato un segno profondo.

L'Italia prima della trasformazione
Per capire la portata di questo cambiamento è utile fare un passo indietro. Nei primi decenni del Novecento, in Italia l'arte era ancora fortemente legata alla rappresentazione della realtà . Anche quando si cercava uno stile moderno, il quadro doveva raffigurare qualcosa di riconoscibile: una figura, un paesaggio, una scena.
Il colore aveva un ruolo importante, ma sempre subordinato alla forma. L'idea che un dipinto potesse esistere senza rappresentare oggetti o persone appariva strana, se non addirittura sbagliata.
In questo contesto, l'arrivo delle opere e delle teorie di Kandinsky rappresenterà una vera frattura.

L'arrivo di Kandinsky in Italia
Uno dei momenti chiave raccontati dalla mostra è la presenza di Kandinsky in Italia attraverso esposizioni, scritti e contatti con artisti e intellettuali. In particolare, viene ricostruito il ruolo fondamentale della Galleria Il Milione di Milano , che negli anni Trenta ospitò mostre decisive per la diffusione dell'arte astratta.
Quando le opere di Kandinsky furono viste per la prima volta, molti osservatori rimasero spiazzati. Le tele non raccontavano storie tradizionali, ma sembravano muoversi, vibrare, creare tensione solo attraverso colori e segni . Non c'era nulla da “riconoscere”, ma molto da sentire.

Dipingere ciò che non si vede
Il cuore del pensiero di Kandinsky, spiegato in modo chiaro dalla mostra, è semplice: l'arte non deve imitare il mondo visibile, ma può esprimere emozioni interiori . Per lui il colore non era un elemento decorativo, ma una forza viva. Ogni colore aveva un effetto preciso sull'animo umano, così come ogni forma.
Un blu profondo poteva suggerire calma o introspezione. Un giallo acceso poteva comunicare energia o tensione. Le linee potevano essere dolci o aggressive. In questo modo, il quadro diventava simile a una composizione musicale, capace di parlare senza parole.

Il ruolo decisivo degli artisti italiani
La mostra del MA*GA mostra come queste idee non rimasero teoriche, ma furono accolte e sviluppate da diversi artisti italiani. Uno dei nuclei più importanti dell'esposizione è dedicato all'Astrattismo comasco, nato proprio grazie all'influenza di Kandinsky.
La mostra presenta circa 130 opere tra dipinti, disegni e sculture, provenienti dal MA*GA, da Ca' Pesaro e da importanti collezioni pubbliche e private. Tra questi spiccano circa venti capolavori di Kandinsky, selezionati per illustrare i momenti chiave della sua carriera, dalle opere degli anni Venti che testimoniano l'evoluzione del suo linguaggio astratto, fino alle composizioni più mature di piena maturità.
Accanto alle opere di Kandinsky sono esposti lavori di grandi protagonisti dell'astrattismo europeo come Paul Klee, Jean Arp, Joan Miró, Alexander Calder e Antoni Tàpies, che raccontano il clima internazionale in cui si sviluppò l'arte astratta.
La sezione dedicata all'Italia include opere fondamentali di figure come Lucio Fontana, Osvaldo Licini, Fausto Melotti, Manlio Rho, Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi e Piero Dorazio , che mostrano come l'astrazione si sia radicata e trasformata nei decenni tra gli anni Trenta e Cinquanta.

Quando la geometria diventa emozione
Uno degli aspetti più interessanti messi in evidenza dal percorso espositivo è che nonostante soggetti astratti non si elimina l'emozione, ma la concentra. Le opere astratte non raccontano una storia precisa, ma lasciano spazio all'esperienza personale di chi guarda.
Osservando i quadri esposti, si capisce che una composizione di forme può comunicare equilibrio, inquietudine, silenzio o movimento. La mostra aiuta a leggere questi elementi senza tecnicismi, spiegando come guardare un'opera astratta senza cercare un significato nascosto o una risposta giusta.

Dal primo astrattismo al dopoguerra
Il racconto non si ferma agli anni Trenta. La mostra segue l'eredità di Kandinsky anche nel secondo dopoguerra, quando l'arte italiana vive una nuova fase di sperimentazione. Qui entrano in scena figure fondamentali come Lucio Fontana, Emilio Vedova e Fausto Melotti.
Senza forzare collegamenti, l'esposizione mostra come la libertà introdotta da Kandinsky abbia aperto la strada a gesti artistici sempre più radicali. Se Fontana ha potuto superare la superficie del quadro, è anche perché l'astrazione aveva già messo in discussione l'idea tradizionale di pittura.

Kandinsky nel contesto europeo
Un altro punto di forza della mostra è il dialogo con altri grandi protagonisti dell'arte europea. Kandinsky viene messo in relazione con artisti come Paul Klee, Jean Arp e Joan Miró. Questo confronto aiuta a capire che l'astrazione non è stata un fenomeno isolato, ma un movimento internazionale, nato dal confronto tra culture diverse.
La mostra sottolinea come l'Italia non sia stata una semplice spettatrice, ma un luogo attivo di ricezione e trasformazione di queste idee. L'astrazione, una volta arrivata, è stata reinterpretata e adattata, diventando parte integrante della storia artistica del Paese.

Un percorso chiaro e accessibile
Uno degli aspetti più riusciti dell'esposizione è la chiarezza del percorso. Le opere sono accompagnate da spiegazioni comprensibili, che aiutano il visitatore a orientarsi senza appesantire la lettura . Non servire avere conoscenze specialistiche per seguire il racconto, perché la mostra è costruita come una narrazione continua.
Il visitatore viene guidato passo dopo passo, comprendendo perché l'astrazione non sia una fuga dalla realtà, ma un modo diverso di interpretarla. Il colore e la forma diventano strumenti per parlare di emozioni, equilibrio, tensione e armonia.

Perché questa mostra è importante oggi
La mostra Kandinsky e l'Italia è importante perché restituisce all'astrazione il suo senso originale. Non come esercizio intellettuale, ma come linguaggio universale, capace di superare le barriere della rappresentazione.
In un'epoca in cui siamo circondati da immagini rapide e spesso superficiali, l'arte di Kandinsky invita a rallentare ea osservare. Ci ricorda che guardare un'opera non significa capirla subito , ma lasciarsi attraversare da ciò che comunica.
Un'eredità che continua
Uscendo dal MA*GA, il visitatore porta con sé una consapevolezza nuova: l'astrazione non è un capitolo chiuso della storia dell'arte, ma una conquista che continua a contenere il nostro modo di vedere . Dai dipinti ai loghi, dal design alla grafica, molte forme visive contemporanee nascono da quel cambiamento introdotto da Kandinsky.
La mostra riesce così in un obiettivo ambizioso: spiegare un tema complesso in modo semplice, senza banalizzarlo.
Kandinsky emerge non come un artista distante, ma come una figura che ha saputo parlare al cuore dell'arte italiana, lasciando un'eredità fatta di libertà, ricerca e attenzione alle emozioni.