Bologna trasformata dai megaliti: l’arte gonfiabile di IWAGUMI invade piazza Maggiore
Letizia De RosaShare
Gigantesche strutture gonfiabili ridisegnano temporaneamente lo spazio più simbolico di Bologna, trasformando piazza Maggiore in un’esperienza visiva e sensoriale che ha attirato curiosità, acceso il dibattito e fatto discutere cittadini, visitatori e social network.
Bologna si è svegliata in questi giorni con uno spettacolo insolito e imponente nel cuore della città. Nel principale spazio pubblico della città, piazza Maggiore, sono comparse gigantesche strutture gonfiabili che sembrano rocce atterrati da un altro mondo. Chi ha passeggiato nel centro storico ha visto spuntare forme alte fino a oltre dieci metri, enormi e sorprendenti, che hanno catturato subito l’attenzione di passanti e turisti. Queste sculture temporanee fanno parte dell’installazione IWAGUMI – Dismisura, un progetto che trasforma la piazza in modo spettacolare e che ha già acceso curiosità, emozioni e dibattiti tra chi frequenta abitualmente il luogo e tra chi lo ha visto solo su Instagram o TikTok.
IWAGUMI – Dismisura è un lavoro dello studio australiano ENESS, guidato dall’artista Nimrod Weis, che ha portato questo progetto in diverse città internazionali come Singapore, Melbourne e Dharhan, in Arabia Saudita. Per la prima volta l’opera è presentata in Europa e lo fa a Bologna proprio nel periodo natalizio, tra il 21 e il 26 dicembre, come parte del calendario di eventi promosso da Bologna Festival e sponsorizzato da Illumia.
La piazza è stata “invasa” da 19 grandi megaliti gonfiabili, alcuni alti fino a 14 metri, realizzati in tessuto tecnico leggero e robusto, ma dalla presenza visiva estremamente potente. Queste forme monumentali sono posizionate in vari punti del Crescentone, creando un paesaggio quasi alieno, in forte contrasto con le storiche facciate di Palazzo d’Accursio, Palazzo Re Enzo e la Basilica di San Petronio che circondano la piazza.
La prima accensione ufficiale dell’installazione è stata prevista per il 21 dicembre alle ore 18, con un momento speciale di musica dal vivo, nel corso del quale la soprano Iolanda Massimo e il pianista Paolo Andreoli accompagneranno l’accensione delle luci.

Un’installazione che cambia con te
Quello che si vede di giorno continua a trasformarsi di sera. Le rocce gonfiabili non restano semplici strutture passive, ma diventano parte di un’esperienza immersiva. Quando cala il sole, le forme si illuminano con colori e tonalità ispirati alla natura, in particolare ai paesaggi delle Dolomiti, creando una scenografia visiva nuova sotto il cielo invernale di Bologna.
Ma l’installazione non è solo uno spettacolo visivo. Avvicinandosi con il pubblico, si attivano paesaggi sonori ispirati al mondo naturale, con melodie e suoni ambientali che rispondono alla presenza delle persone. In questo modo l’opera diventa interattiva, e la percezione cambia continuamente. Chi passeggia, si avvicina, si muove genera un’esperienza unica che varia con luci e suoni nel corso della serata.
Il nome “Iwagumi” deriva dalla tradizione estetica giapponese, dove si indica una specifica disposizione di rocce all’interno di un giardino naturale, un equilibrio che richiama semplicità e armonia con il paesaggio. In piazza Maggiore questo concetto viene reinterpretato: non si tratta di un giardino classico, ma di una installazione urbana fuori scala, pensata per stimolare l’osservazione e far sentire chi osserva piccolo di fronte a forme così grandi. Il titolo “Dismisura” richiama la sensazione di essere fuori misura rispetto alla realtà che ci circonda, un’idea sviluppata anche a partire da riflessioni del poeta Davide Rondoni.

Piazza Maggiore tra stupore e dibattito
La reazione della città è arrivata molto prima dell’accensione ufficiale. Già nei giorni in cui sono comparse le prime rocce gonfiabili, molte persone si sono fermate per scattare foto e chiedersi cosa stesse succedendo. Le immagini degli enormi “massi” hanno iniziato a circolare velocemente sui social network, con commenti di ogni tipo.
Tra i commenti più diffusi c’è chi ha accolto l’installazione con entusiasmo, vedendola come un regalo originale della città in occasione delle feste natalizie. Alcuni utenti hanno postato selfie davanti alle strutture, altri hanno condiviso video che mostrano come le luci cambiano di colore al calare del sole.
Non sono mancate reazioni ironiche e scherzose. Alcuni bolognesi hanno paragonato i megaliti gonfiabili a oggetti legati alla quotidianità, usando commenti divertiti per descrivere ciò che sembrava comparso “dal nulla” nella piazza.
Allo stesso tempo, il dibattito è arrivato anche su toni più critici. In particolare alcune persone hanno espresso perplessità per la collocazione e l’impatto delle grandi forme in un spazio storico così significativo. Alcuni si sono chiesti cosa c’entri un’installazione così moderna con l’architettura antica che caratterizza la piazza, mettendo in discussione il rapporto tra arte contemporanea e contesto storico.
Arte, città e percezione dello spazio pubblico
L’opera IWAGUMI – Dismisura si inserisce all’interno di un filone dell’arte contemporanea che cerca di far riflettere sul modo in cui vediamo e percorriamo gli spazi urbani. Piuttosto che stare dietro a un vetro in un museo, qui l’arte si trova in mezzo alla città, dove la vita quotidiana continua, e invita a riconsiderare ciò che si dà per scontato.
La scelta di installare un’opera interattiva nel periodo delle festività ha un valore simbolico. Le luci, i suoni e le forme monumentali che rispondono al passaggio delle persone possono essere letti come un invito a guardare lo spazio urbano con occhi diversi, come elemento vivo e non solo come contenitore statico.
Per molti visitatori e passanti, l’opera è stata una sorpresa che ha interrotto la routine della piazza. Per altri è diventata un’occasione per discutere di arte contemporanea, per confrontarsi su come le città possono accogliere linguaggi artistici inaspettati.

Arte urbana che fa pensare
L’installazione IWAGUMI – Dismisura sollecita domande semplici ma profonde: qual è il confine tra ciò che consideriamo arte e ciò che consideriamo spazio pubblico? Come può un’opera temporanea riattivare l’attenzione sul luogo in cui viviamo? Perché una piazza storica può diventare il palcoscenico di motivi visivi così fuori scala? Queste domande sono al centro di molti dei commenti raccolti sui social e tra la popolazione, dove l’opera è stata interpretata in modi diversi, a volte contrastanti.
L’esperienza di IWAGUMI – Dismisura a Bologna è un esempio di come l’arte contemporanea possa trasformare un luogo, incoraggiare lo sguardo critico e creare un momento di discussione condivisa. Che si tratti di entusiasmo, di ironia o di perplessità, è chiaro che l’opera ha catturato l’attenzione di chi vive la città e di chi la visita.